Torino: è Nosiglia il successore di Poletto

Pubblicato il da ORATORIO

La prima intervista del nuovo vescovo: dobbiamo restare «connessi»

TORINO

«Qui a Vicenza c’è una grande devozione popolare alla Sindone». Cesare Nosiglia, appena nominato vescovo di Torino, si racconta alla «Voce del Popolo» in uscita oggi. Con il settimanale della sua nuova diocesi, Nosiglia parla dei suoi legami con il Piemonte, dei fedeli, del clero, ma soprattutto dei giovani.

Per l’ultima volta dal suo studio vicentino, affacciato sulla statua di Vittorio Emanuele II nella piazza del duomo vicentina, il vescovo si entusiasma parlando dei ragazzi. «Ho scoperto che non sono affatto annoiati e indifferenti, sono pronti anche a mettersi in discussione. Certo, con loro si parla di tutto: aborto, bioetica, problemi della Chiesa-istituzione. Ma poi si arriva al cuore del tema religioso: cioè a se stessi, al senso della vita. E si capisce che hanno bisogno di fondamenta. Cercano risposte, vogliono un confronto vero e serio con il mondo adulto. Ma si aspettano il confronto con persone libere, autentiche, responsabili, capaci di “provocarli” a interrogarsi. E ringraziano prima per le cose che dico perché sono lì con loro, a confrontarci insieme. Io ho bisogno dei giovani. Non per la sociologia religiosa; non solo perché sono il futuro dell’umanità e la speranza della Chiesa. Ho bisogno di sentire il loro affetto, il loro amore ma anche la loro corresponsabilità».

Il vescovo che si prepara a succedere al cardinale Poletto vuole venire a Torino per «ascoltare, pregare insieme, conoscere, capire. È troppo importante - dice ancora alla “Vode del Popolo” - che io possa conoscere personalmente i preti torinesi, miei primi collaboratori non solo per “mandare avanti” le attività pastorali ma molto più per rendere testimonianza della gioia e della speranza dei credenti. Voglio essere sempre a disposizione per i sacerdoti; ed essere loro vicino, soprattutto ai sacerdoti malati e ai giovani. I preti che vivono insieme, che si sforzano di lavorare insieme offrono un’immagine e una testimonianza di “comunità” magari non più legata all’immagine tradizionale di parrocchia ma più vicina ai modi e ai tempi che le famiglie vivono».

Monsignor Nosiglia parla anche dei «nostri fratelli nomadi». E dice con chiarezza che il ruolo della Chiesa è di mettersi a servizio, di essere a fianco dei poveri. il vescovo si dice pronto a «camminare insieme», nel rispetto dei ruoli e delle competenze, sia con le istituzioni che con gli uomini di buona volontà. « È la formazione - dice - la chiave per non diventare “burocrati della carità”».

Nosiglia è vicepresidente della Cei per il Nord, e non dimentica di collegare l’avventura diocesana al cammino della Chiesa italiana: «Nel prossimo decennio, non per caso, siamo chiamati a preoccuparci, senza angoscia ma anche senza esitazioni, di educazione, formazione delle persone e degli adulti, primi indispensabili educatori e delle comunità».

Così torna ai giovani, alla «passione» che è la vita stessa e la sua bellezza. Monsignor Nosiglia sa che a volte sono i linguaggi della Chiesa ad essere inadeguati, lontani o difficili. «Oggi forse bisogna “restare connessi” - conclude -. Anche le nostre liturgie devono far cogliere la profondità del mistero, quello stesso che a Torino è raffigurato nella Sindone. È la nostra fede che deve “uscire fuori”, perché la Chiesa sia davvero convincente».

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